Ho sempre pensato che tu fossi una persona stupida.

Monday, December 3rd, 2018



Ho sempre pensato che tu fossi una persona stupida“.

Questa è la frase che ha segnato l’epilogo di una pseudo-amicizia durata circa un ventennio e che mi fu rivolta in circostanze poco carine e che mi risparmierò di commentare in questo articolo, anche perché l’oggetto della discussione è l’affermazione in sé e gli effetti “collaterali” che questa ha prodotto.


Ricevere offese finalizzate a colpire e distruggere la sfera emotiva di chiunque ne sia bersaglio non fa piacere e, molto spesso, quelle offese lanciate senza pensare alle conseguenze che potrebbero, anzi no, che in effetti producono, lasciano segni indelebili.


A volte possono essere reazioni d’impulso, involontarie.. A quanti di noi non è mai capitato di farla fuori dal vaso qualche volta? In quel caso, alle offese seguono di norma sempre delle scuse, che però richiedono una certa dose di umiltà (dote assai rara).


Altra storia invece se l’intento è proprio quello di demolire l’interlocutore.
E questo è proprio il mio caso. Tralasciando i dettagli e il profilo dell’ “oratore” in questione (basti pensare che ha bloccato il profilo LinkedIn per rendere l’idea), questa affermazione “Ho sempre pensato che tu fossi una persona stupida” paradossalmente ha sortito un effetto diametralmente opposto all’inequivocabile scopo.


Da allora, ogni volta che faccio qualcosa, o mi accingo anche solo a pensare di farla, inizio sistematicamente a ripensare a quella frase.
E questa cosa mi motiva incredibilmente a fare qualsiasi cosa nella maniera più “smart” possibile, proprio per non dar ragione a quel pensiero ormai diventato una costante.


Sembra incredibile ma, quella che voleva essere un’offesa, per me è diventata una sorta di motivazione a fare sempre meglio e a spingermi sempre oltre fino ad ottenere ciò che ho ottenuto negli ultimi otto anni.

Forse dovrei essere grato ad una persona che ha espresso tanto disprezzo nei miei confronti, per aver cambiato radicalmente il mio modo di pensare ed agire, portandolo non dico a livelli di eccellenza, ma di certo qualche gradino più in alto?


O forse devo solo congratularmi con me stesso per essere riuscito inconsapevolmente ad applicare il principio “Hey yo shin kore do” (il morbido vince il duro) del Ju Jitsu (disciplina che adoro!), in un contesto ‘verbale’?


Questo per me rimane un vero e proprio dubbio Amletico al quale decisamente non so dare una risposta.
Quello che so per certo però è che le bordate nella vita non mancano e non mancheranno mai per nessuno.
L’importante è restare sempre con la schiena dritta!
Le spalle si allargano di conseguenza e, a quel punto si diventa imbattibili.