Ho sempre pensato che tu fossi una persona stupida.

Monday, December 3rd, 2018



Ho sempre pensato che tu fossi una persona stupida“.

Questa è la frase che ha segnato l’epilogo di una pseudo-amicizia durata circa un ventennio e che mi fu rivolta in circostanze poco carine che mi risparmierò di commentare, poichè l’oggetto della discussione è l’affermazione in sé con gli effetti “collaterali” che quest’ultima ha prodotto.

Ricevere offese, molto spesso gratuite, non fa piacere a nessuno e, certe volte, quste ultime possono lasciare segni indelebili nelle persone che ne sono bersaglio. A volte possono essere innescate da reazioni d’impulso, o involontarie per cosí dire. A quanti di noi non è mai capitato di farla fuori dal vaso qualche volta? Tuttavia, in questi casi specifici, se di involontarietà si è trattato, al peccato seguono sempre delle scuse da parte del peccatore, previa dotazione di una certa dose d’umiltà (dote assai rara) da parte di quest’ultimo.

Altra storia invece se l’intento è proprio quello di attaccare l’interlocutore. Dolo o Premeditazione per utilizzare un vocabolario giuridico. E questo è stato proprio il casus belli in discussione. Tralasciando i dettagli, la frase “Ho sempre pensato che tu fossi una persona stupida” nel mio caso ha paradossalmente sortito l’effetto diametralmente opposto ai desiderata di colui che l’ha pronunciato.

Quale effetto?
Beh, da allora, ogni volta che faccio qualcosa o mi accingo anche solo a pensare di farla, inizio sistematicamente a ripensare a quella frase, e il pensiero di quest’ultima mi motiva incredibilmente ad agire nella maniera meno stupida possibile 🙂 Quasi come se il mio alter ego si impuntasse nel non voler dare ragione a quelle parole.
In pratica mi sprona a valutare, nei limiti del possibile s’intende, tutte le reazioni contrarie e potenzialmente controproducenti a qualsiasi mia azione.
Sembra incredibile, ma quella che voleva essere un’offesa, per me è diventata una sorta di auto motivazione ad evitare quegli errori banali che  possono essere determinanti tra il successo e il fallimento.

Forse dovrei essere grato ad una persona che ha espresso tanto disprezzo nei miei confronti per aver contribuito a cambiare cosí radicalmente (in meglio) il mio modo di pensare ed agire?
O forse dovrei solo congratularmi con me stesso per essere riuscito inconsapevolmente ad applicare il principio “Hey yo shin kore do” (il morbido vince il duro) del Ju Jitsu, disciplina che adoro, in un contesto ‘verbale’?

Questo per me rimane un vero e proprio dubbio Amletico al quale, almeno per ora, decisamente non so dare una risposta. Nel frattempo mi limito a dedicare queste righe proprio a colui che mi ha ispirato a scriverle: D.B. 

Ad majora! 😉